Descrizione
Codice Articolo: ZAFF09
Peso: 100 gr.
Scadenza: 8 mesi
Temp. Di conservazione: Luogo fresco e asciutto
Ingredienti:
iden:(Burro, farina di grano tenero, zucchero, zucchero a velo-zucchero, amido di mais-, albume d’uovo, sale, zafferano 0.5%.)
Principali caratteristiche:
La pianta che viene coltivata ed usata per trarre la parte che noi conosciamo come “Zafferano” è il frutto dì una delle più antiche manipolazioni genetiche; la varietà col-tivata della specie originaria -Crocus sativus, fam. irida-cee-, rispetto a quelle spontanee ha un corredo genetico moltiplicato -nel nostro caso si dice che è tetraploide”-.
Questa alterazione genetica è stata ottenuta in modo del tutto naturale, attraverso secoli di incroci e selezione di variazioni spontanee. In pratica questa operazione è ser-vita a rendere gli stigmi del fiore più grandi e ricchi di sostanze aromatiche e coloranti.
Nonostante ciò, per ottenerne un chilo occorrono da 100.000 a 150.000 stigmi del fiore.
Le origini locali
Nel passato, la Toscana è stata una delle regioni produt-trici di Zafferano; documentazioni certe, di tipo conta-bile-amministrativo, ne attestano la produzione locale per varie zone. Nella provincia di Siena, in particolare, la pianta era considerata una importante integrazione al reddito dei contadini.
Il traffico dello Zafferano fra la provincia di Siena ed im-portatori tedeschi in epoca preindustriale è documentato dal manuale del commercio del Baumgartner; la sostanza proveniente da queste parti era considerata di altissimo pregio.
Purtroppo, della ricca produzione locale e del traffico mercantile dello Zafferano tra il XII° ed il XIV° secolo nel-la zona Sud della provincia di Siena, se ne sono perdute gran parte delle tracce, a causa della distruzione dei “li-bri di conti del mercante”. Guerre, scorrerie, ed infine la sconfitta e la sottomissione della Repubblica da parte dei banditi medicei sono all’ origine di questa distruzione.
La Val d’Orcia, con le sue crete, il suo particolare clima, sembra fatta apposta per reinventare e reintrodurre nelle terre toscane la coltivazione di questa spezia.
Questa alterazione genetica è stata ottenuta in modo del tutto naturale, attraverso secoli di incroci e selezione di variazioni spontanee. In pratica questa operazione è ser-vita a rendere gli stigmi del fiore più grandi e ricchi di sostanze aromatiche e coloranti.
Nonostante ciò, per ottenerne un chilo occorrono da 100.000 a 150.000 stigmi del fiore.
Le origini locali
Nel passato, la Toscana è stata una delle regioni produt-trici di Zafferano; documentazioni certe, di tipo conta-bile-amministrativo, ne attestano la produzione locale per varie zone. Nella provincia di Siena, in particolare, la pianta era considerata una importante integrazione al reddito dei contadini.
Il traffico dello Zafferano fra la provincia di Siena ed im-portatori tedeschi in epoca preindustriale è documentato dal manuale del commercio del Baumgartner; la sostanza proveniente da queste parti era considerata di altissimo pregio.
Purtroppo, della ricca produzione locale e del traffico mercantile dello Zafferano tra il XII° ed il XIV° secolo nel-la zona Sud della provincia di Siena, se ne sono perdute gran parte delle tracce, a causa della distruzione dei “li-bri di conti del mercante”. Guerre, scorrerie, ed infine la sconfitta e la sottomissione della Repubblica da parte dei banditi medicei sono all’ origine di questa distruzione.
La Val d’Orcia, con le sue crete, il suo particolare clima, sembra fatta apposta per reinventare e reintrodurre nelle terre toscane la coltivazione di questa spezia.